A Cesio Maggiore lo zafferano ha già il colore delle Dolomiti

zaffewrano-cesio_02
Sabato 11 febbraio 2017, sala riunioni della Biblioteca comunale di Cesiomaggiore (Belluno)
Tutti lo chiamano “oro rosso” ma io che l’ho incontrato (beh, non casualmente e nemmeno per strada) posso dire che assomiglia di più al colore ambrato, quasi arancione che accende le rocce delle Dolomiti a certe ore del giorno.

Ecco, non sarebbe sbagliato definire lo zafferano “oro del colore delle Dolomiti in una bella serata di estate”. Troppo lungo, troppo difficile. Non è invece difficile che si concretizzi il progetto portato avanti con passione e impegno da Remo Corona, un uomo che sembra uscito (non fosse per l’accento) da un racconto di Jean Giono, e da quelle brave persone che lo seguono con la sua La Pedemontana (l’Associazione, non lo sfregio). Un sano progetto che, da poco tempo e ancora a piccolissimi passi, vuole portare questa spezie per nulla esotica a Žes e dintorni. La serata nella Biblioteca Comunale di Cesiomaggiore è stata la conferma, per entusiasmo, attenzione e partecipazione, che la scelta di “provarci” con lo zafferano sia sentita come possibile da parecchie persone.

Sono diverse le aree alpine che, in una idea ampia di economia montana (agricoltura, allevamento, artigianato, turismo), hanno investito sulla coltivazione dello zafferano: una specie di tam-tam positivo ha portato a sperimentare in Piemonte, Lombardia, Liguria la cura di questi fiori viola ed eleganti.

Coltivare lo zafferano non è difficile (ma non dimentichiamo che, come dice Arlecchino, la terà l’è basa), questi fiori stupendi hanno bisogno di poca terra per i propri bulbi, solo un po’ di attenzione mentre crescono e impegno puntuale nella fase della raccolta che diventa, in ogni zona dove questo spunta, un evento sociale e inclusivo. Non occorre nemmeno essere già ricchi (provate voi ad produrre formaggio partendo da un capitale di poche centinaia di euro se ci riuscite) per avviare la coltivazione ma occorre anche sapere che quando questa, dopo tre/quattro raccolti, sarà a regime non potrà distanziarsi troppo da una classica coltivazione famigliare (beh, magari nei giorni di raccolta, se avete qualche migliaia di fiori, invitate un amico) e, soprattutto, deve essere considerata come una casella di un puzzle economico che è formato anche da altre entrate. Una specie di piccolo secondo stipendio che evita, ad esempio, la pendolarità di entrambi i componenti di una coppia che – ed è il caso della Valle Brembana dove, da quattro anni, è avviata la coltivazione dello zafferano – devono lasciare casa, figli, amici a nervose comparsate nei fine settimana.

Un esempio “tratto da una storia vera”: Elena scende a Bergamo tutti i giorni, lavora in una cooperativa come educatrice, poche ore ma spezzate durante la giornata e quindi partenza quasi all’alba e ritorno a casa con il buio già alle porte, guadagna milleduecento euro al mese che si aggiungono all’appena più solido stipendio del suo compagno Pietro. Due belle bambine alla scuola pubblica. Una casa fortunatamente ereditata dai suoceri di lui che ha anche della terra, non molta e nemmeno bella da vedere dopo gli anni di assoluto abbandono. Partecipano solo per curiosità ai primi incontri del progetto zafferano che la Parrocchia, la Comunità Montana e la mia Associazione hanno imbastito.

A novembre dello scorso anno Elena ha raccolto poco più di 150 grammi di zafferano: è poco, magari il prossimo anno, senza dover spendere altro, solo con i propri bulbi e senza nessuna brutta sorpresa (che in montagna fa parte sempre del gioco) riuscirà ad arrivare a 200/230 grammi ed allora sarà definitivamente convinta di aver fatto la scelta giusta nell’abbandonare il lavoro in città. Si perché ora sta a casa. Non è una rinuncia: ha tempo per le sue figlie che non sono più ad attendere la zia di turno o una improvvisata baby sitter e ha tempo anche per la zia che ormai è anziana, ha venduto la seconda auto che tra assicurazione e meccanico rubava una bella parte del suo stipendio, nell’orto coltiva anche della verdura, poca roba, però buona ed economica e, ora, ha persino tempo per cantare nel coro dell’Oratorio.

L’altra sera, nell’affollata festa (a me è sembrata una festa) diretta dal mitico Teddy Soppelsa, non c’era Elena, o meglio, ce n’erano molte e molti che come lei vogliono un futuro migliore per la propria famiglia e lo vogliono non chiacchierando sui massimi sistemi ma chinandosi all’altezza della terra, anzi, qualche centimetro più su, giusto la misura per raccogliere i primi fiori di zafferano. Zafferano delle Dolomiti. Per ora Bellunesi, poi si vedrà.

Davide Torri, presidente Associazione Gente di Montagna

Annunci

Scrivi il tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...