12 anni di cammina con i Gufi

Incontro per condividere idee e progetti e per discutere delle opportunità della montagna marginale.

“Trasformare le marginalità delle Terre Alte in opportunità. Nuove forme di sviluppo per Cesio Maggiore” è il tema dell’incontro che vedrà confrontarsi Wilmer De Bortoli e Carlo Zanella, candidati sindaco alle prossime elezioni comunali di Cesio Maggiore.
L’incontro, organizzato dal gruppo “Cammina con i Gufi”, si svolgerà lunedì 5 giugno nella sala parrocchiale a Cesio Maggiore alle ore 20,30, e sarà preceduto dall’illustrazione dei nuovi progetti del Cammina con i Gufi.
Da 12 anni il Cammina con i Gufi è fra gli eventi più originali e attesi delle Alpi e nonostante le richieste di partecipazioni superino ogni anno le disponibilità, il gruppo organizzatore ha deciso di sospendere momentaneamente le escursioni notturne per dare vita ad un nuovo evento che verrà presentato in anteprima durante l’incontro di lunedì 5 giugno.
Ridare valore, dignità e riconoscibilità ai luoghi della montagna marginale, dove l’abbandono è maggiormente visibile, sia nei segni del paesaggio naturale che culturale, è il principale obiettivo del Cammina con i Gufi che da evento culturale sta diventando anche una forma di pensiero. L’incontro con i candidati sindaci ha proprio lo scopo di richiamare l’attenzione dei nuovi amministratori sulle opportunità che la montagna marginale può offrire, a patto di sviluppare concreti progetti di rinascita sociale, economica e culturale per le Terre Alte.

A Cesio Maggiore lo zafferano ha già il colore delle Dolomiti

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Sabato 11 febbraio 2017, sala riunioni della Biblioteca comunale di Cesiomaggiore (Belluno)
Tutti lo chiamano “oro rosso” ma io che l’ho incontrato (beh, non casualmente e nemmeno per strada) posso dire che assomiglia di più al colore ambrato, quasi arancione che accende le rocce delle Dolomiti a certe ore del giorno.

Ecco, non sarebbe sbagliato definire lo zafferano “oro del colore delle Dolomiti in una bella serata di estate”. Troppo lungo, troppo difficile. Non è invece difficile che si concretizzi il progetto portato avanti con passione e impegno da Remo Corona, un uomo che sembra uscito (non fosse per l’accento) da un racconto di Jean Giono, e da quelle brave persone che lo seguono con la sua La Pedemontana (l’Associazione, non lo sfregio). Un sano progetto che, da poco tempo e ancora a piccolissimi passi, vuole portare questa spezie per nulla esotica a Žes e dintorni. La serata nella Biblioteca Comunale di Cesiomaggiore è stata la conferma, per entusiasmo, attenzione e partecipazione, che la scelta di “provarci” con lo zafferano sia sentita come possibile da parecchie persone.

Sono diverse le aree alpine che, in una idea ampia di economia montana (agricoltura, allevamento, artigianato, turismo), hanno investito sulla coltivazione dello zafferano: una specie di tam-tam positivo ha portato a sperimentare in Piemonte, Lombardia, Liguria la cura di questi fiori viola ed eleganti.

Coltivare lo zafferano non è difficile (ma non dimentichiamo che, come dice Arlecchino, la terà l’è basa), questi fiori stupendi hanno bisogno di poca terra per i propri bulbi, solo un po’ di attenzione mentre crescono e impegno puntuale nella fase della raccolta che diventa, in ogni zona dove questo spunta, un evento sociale e inclusivo. Non occorre nemmeno essere già ricchi (provate voi ad produrre formaggio partendo da un capitale di poche centinaia di euro se ci riuscite) per avviare la coltivazione ma occorre anche sapere che quando questa, dopo tre/quattro raccolti, sarà a regime non potrà distanziarsi troppo da una classica coltivazione famigliare (beh, magari nei giorni di raccolta, se avete qualche migliaia di fiori, invitate un amico) e, soprattutto, deve essere considerata come una casella di un puzzle economico che è formato anche da altre entrate. Una specie di piccolo secondo stipendio che evita, ad esempio, la pendolarità di entrambi i componenti di una coppia che – ed è il caso della Valle Brembana dove, da quattro anni, è avviata la coltivazione dello zafferano – devono lasciare casa, figli, amici a nervose comparsate nei fine settimana.

Un esempio “tratto da una storia vera”: Elena scende a Bergamo tutti i giorni, lavora in una cooperativa come educatrice, poche ore ma spezzate durante la giornata e quindi partenza quasi all’alba e ritorno a casa con il buio già alle porte, guadagna milleduecento euro al mese che si aggiungono all’appena più solido stipendio del suo compagno Pietro. Due belle bambine alla scuola pubblica. Una casa fortunatamente ereditata dai suoceri di lui che ha anche della terra, non molta e nemmeno bella da vedere dopo gli anni di assoluto abbandono. Partecipano solo per curiosità ai primi incontri del progetto zafferano che la Parrocchia, la Comunità Montana e la mia Associazione hanno imbastito.

A novembre dello scorso anno Elena ha raccolto poco più di 150 grammi di zafferano: è poco, magari il prossimo anno, senza dover spendere altro, solo con i propri bulbi e senza nessuna brutta sorpresa (che in montagna fa parte sempre del gioco) riuscirà ad arrivare a 200/230 grammi ed allora sarà definitivamente convinta di aver fatto la scelta giusta nell’abbandonare il lavoro in città. Si perché ora sta a casa. Non è una rinuncia: ha tempo per le sue figlie che non sono più ad attendere la zia di turno o una improvvisata baby sitter e ha tempo anche per la zia che ormai è anziana, ha venduto la seconda auto che tra assicurazione e meccanico rubava una bella parte del suo stipendio, nell’orto coltiva anche della verdura, poca roba, però buona ed economica e, ora, ha persino tempo per cantare nel coro dell’Oratorio.

L’altra sera, nell’affollata festa (a me è sembrata una festa) diretta dal mitico Teddy Soppelsa, non c’era Elena, o meglio, ce n’erano molte e molti che come lei vogliono un futuro migliore per la propria famiglia e lo vogliono non chiacchierando sui massimi sistemi ma chinandosi all’altezza della terra, anzi, qualche centimetro più su, giusto la misura per raccogliere i primi fiori di zafferano. Zafferano delle Dolomiti. Per ora Bellunesi, poi si vedrà.

Davide Torri, presidente Associazione Gente di Montagna

Zafferano nelle Dolomiti

zafferano-dolomiti_01ZAFFERANO NELLE DOLOMITI. A CHE PUNTO SIAMO?

Sabato 11 febbraio 2017, ore 17.30, presso la sala riunioni della Biblioteca comunale di Cesiomaggiore (Belluno).

L’incontro ha lo scopo di far conoscere le potenzialità di questa preziosa spezia come risorsa per l’economia montana e per fare il punto sul progetto di creazione di un gruppo di coltivatori dello zafferano nelle Dolomiti. Il progetto “Zafferano nelle Dolomiti” ha come obiettivo di ri-abitare la montagna in modo diverso, stimolando un ritorno al territorio e alle sue forme di sussistenza.

Partecipano:
Davide Torri (presidente dell’associazione bergamasca Gente di Montagna, esperto di azioni di rilancio delle piccole economie locali)
Remo Corona (presidente associazione La Pedemontana e promotore della coltivazione zafferano nelle Dolomiti)
Michele Balen (Sindaco di Cesiomaggiore)

Coordina:
Teddy Soppelsa (portavoce gruppo “Cammina con i Gufi”)

Staff Cammina con i Gufi

L’alba dei Gufi al rifugio Le Ere

Avevamo detto: “Dai proviamo a vedere in quanti saremo lì all’alba”. Un appuntamento immaginato per pochi, ma alla fine ci siamo trovati in tanti, tantissimi.
Domenica, un centinaio di camminatori che non disdegnano le levatacce (solo quando ne vale la pena) hanno accolto la nostra proposta di salire all’alba al rifugio Le Ere per assistere al sorgere del sole. Sdraiati sul prato, bagnato da perle di rugiada, abbiamo visto il sole, poco a poco, saliere e incendiare di colori il Pizzocco, il Tre Piere, le Ere, la val Belluna. Cullati da dolci melodie dei Calendara l’alba è parsa ancora più bella e magica, un dono di queste montagne, un privilegio per chi le abita. E poi il momento dell’attesa colazione al rifugio con Geky e Gabriella, mentre il sole andava ad accarezzare le valli più scure e lontane. Infine, la prova estrema, il saluto al sole con lo yoga, accompagnati dai gesti eleganti e armoniosi di Milena. E sopra al rifugio, nel cielo azzurro di settembre, un corvo imperiale a tracciare rotte a noi Gufi sconosciute. Cra, cra, cra…, leggi il programma.

Se hai partecipato all’Alba dei Gufi, lascia qui sotto un tuo commento. Grazie.

Soranzen e Montagne nel Cammina con i Gufi 2016

Incontro fra la Proloco Soranzen e il gruppo del Cammina con i Gufi
Incontro fra la Proloco Soranzen e il gruppo del Cammina con i Gufi

La 12a edizione del Cammina con i Gufi, in programma dal 9 al 18 settembre 2016, si presenta ricca di novità. Per la prima volta le escursioni notturne lasceranno l’abitato di Cesiomaggiore e la Valle di Sant’Agapito, per spostarsi nella frazione di Soranzen, dalla quale i partecipanti raggiungeranno il caratteristico abitato rurale di Montagne, visibile su un poggio all’imbocco della Val Canzoi. L’altra novità riguarda le attività diurne che si svolgeranno in due fine settimana in collaborazione con i diversi comitati frazionali e quindi saranno diffuse sul territorio comunale.

Da undici anni a Cesiomaggiore, uno dei Comuni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, un gruppo di amici organizza due serate di escursioni notturne capaci di attirare ogni anno oltre un migliaio di persone. L’organizzazione, ormai rodata nel tempo, propone ogni anno un percorso diverso. I partecipanti divisi in gruppi sono accompagnati da guide esperte lungo sentieri e mulattiere, attraverso boschi, valli, prati, torrenti e abitazioni rurali. Oltre a vedere o percepire la presenza degli animali notturni la peculiarità di queste escursioni sono gli “incontri”. Incontri con gli abitanti del luogo, dai quali ascoltare le storie della loro vita e conoscere le tradizioni montanare e contadine, incontri con musicisti e artisti capaci di esaltare con le loro performance la magia del cammino nella notte.

Da alcuni anni, oltre alle camminate notturne (in programma il venerdì e il sabato sera), si sono aggiunte diverse attività diurne, concepite sempre come esperienza di cammino collettivo, come: il trek con gli asini, le escursioni letterarie e musicali, le escursioni “senza barriere” (pensate in particolare per le persone che si muovono su carrozzina), le escursioni di nordic walking, i trek fotografici e anche camminate di meditazione.

L’edizione 2016 del Cammina con i Gufi sarà organizzata in collaborazione con la Pro Loco Soranzen che, nel desiderio della sua presidente Erica Zanella “vorrebbe coinvolgere l’intero paese”. In un recente incontro i rispettivi gruppi hanno tracciato le linee organizzative di un evento che si prospetta ancora una volta ricco di tanti spunti d’interesse naturale e culturale, con un percorso in grado di offrire una totale immersione nella natura e nel magico paesaggio della notte.

Quando è nato il Cammina con i Gufi le escursioni notturne per molti erano una novità (diversamente da oggi che sono abbastanza comuni, recentemente anche il CAI Feltre le ha in calendario). Tuttavia l’intuizione del Cammina con i Gufi di creare qualcosa di alternativo e singolare sembra resiste nel tempo. La bizzarra idea, quasi un paradosso, di uscire di notte a camminare per conoscere i luoghi della montagna marginale (quando si vede poco di ciò che ci sta attorno ma tutti i nostri sensi sono maggiormente sensibili) è stata una intuizione azzeccata. Ulteriore motivo del successo dell’evento è di aver colto il desiderio di molti di camminare insieme, per condividere esperienze, per conoscere luoghi e persone e non solo per il proprio benessere fisico. Senza dimenticare l’incontro con i luoghi della vita: nei cortili, dentro le abitazioni, le stalle, i fienili, accolti dagli abitanti che aprono le loro dimore con semplicità e disponibilità, felici di condividere le storie della loro vita.

I gufi iniziano a cantare di giorno

Assiolo (ph. Ivan Mazzon)
Assiolo (ph. Ivan Mazzon)
In un mondo che cambia anche i gufi cambiano abitudini. Recenti studi sembrano dimostrare che alcune specie abbiano la predisposizione a cantare anche alla luce del sole, ad esempio l’assiolo. Noi del Cammina con i Gufi in qualche modo già lo sapevamo, infatti sono diversi anni che che abbiamo nel programma anche escursioni diurne. Ma nel concreto vediamo cosa hanno appurato queste ricerche.

Da sempre associamo il canto dei gufi all’oscurità della notte, ma la mia esperienza di gufologo e persino alcune ultime ricerche sembrano dimostrare che alcune specie abbiano la predisposizione a cantare anche alla luce del sole. È il caso dell’assiolo.
Con l’arrivo della primavera, questo piccolo gufetto migratore fa ritorno in Italia anche perché adora le temperature miti estive del Belpaese. La specie sta mostrando segni di ripresa su popolazioni che sino a quindici anni fa erano date in forte declino.

La nostra abitudine a etichettare gli animali con degli stereotipi ci porta a pensare che gufi e civette siano i predatori notturni per eccellenza, ma la loro attività è meno legata all’oscurità di quanto crediamo.
Il canto, che è lo strumento di comunicazione più efficace di questi predatori alati, è infatti utilizzato anche di giorno, come dimostra uno studio, molto interessante, fresco di pubblicazione.
Uno degli autori è l’amico Heimo Mikkola, autore di un libro che ha fatto scuola per un numero incredibile di ornitologi e che oggi, con la figlia Anita, ha portato a termine uno studio in Ungheria sulle vocalizzazioni dell’assiolo.
Questa specie è tra più vocifere e ha un canto particolarissimo. A lui persino Pasolini e Pascoli dedicarono delle liriche, tanto che oggi possiamo definirlo il gufo poeticamente più affermato!
Nonostante ciò, l’assiolo è una delle specie meno studiate nel campo della bioacustica.

La ricerca condotta dai Mikkola mostra un’incredibile persistenza dell’assiolo nel cantare in diverse fasce orarie della giornata, con picchi tra le 11 e le 13 e nel pomeriggio tra le 15 e le 17. Al contrario, nelle prime ore del mattino e prima del tramonto si registra una sosta temporanea prima di riprendere i normali concerti notturni.

Mikkola si sta dedicando allo studio delle vocalizzazioni diurne da qualche anno e insieme a Jeff Martin aveva già documentato l’inclinazione degli allocchi ad accentuare il canto diurno con picchi nel cuore del giorno e in pieno sole, tra le 11 e le 14, per poi avere un sostanziale decremento.

Anch’io ho potuto constatare la cosa nel Parco del castello di Grazzano Visconti, dove stiamo conducendo studi sugli assioli. I nostri record sono concentrati nel periodo post riproduttivo e in fasce orarie comprese tra le 15 e le 18, quando abbiamo tra l’altro numerose visite con il pubblico che assistono al curioso fenomeno.

Mikkola non arriva a conclusioni certe perché le indagini sono ancora numericamente insufficienti, anche se si ipotizza che le alte temperature possano avere un ruolo rilevante. Tuttavia, si apre indubbiamente un nuovo canale di studio per coloro che amano i rapaci della notte.
In un mondo che cambia, che assiste al riscaldamento del globo terrestre, all’inquinamento luminoso inducendo gli uccelli diurni a cantare in piena notte, resta da verificare e spiegare cosa stia accadendo ai nostri adorati gufi. (fonte: www.rivistanatura.com)