Le Mappe di Comunità dei Gufi

I partecipanti alle escursioni delle Cattedre ambulanti riceveranno una Mappa di Comunità realizzata per l’occasione. Un utile strumento di orientamento geografico e culturale che racconta il passato, il presente e anche il futuro.

In queste mappe gli abitanti dei luoghi ove si svolgono le Cattedre sono stati coinvolti ad esplorare, esprimere e a tutelare ciò che ritengono possa essere importante e di valore nel luogo in cui abitano. In altre parole una mappa di comunità nasce da un gruppo di abitanti che riflette collettivamente sulle specificità locali, ossia sulle cose (nel senso più generico del termine) che rendono il luogo in cui si abita diverso dagli altri e per cui vale la pena vivere lì e le posizionano (le cose) su una mappa. Grazie agli abitanti di Pullir e della Vale di Sant’Agapito che hanno partecipato a costruire la loro mappa.

Le Mappe di Comunità e le Cattedre ambulanti sono le ultime iniziative prodotte dal gruppo del Cammina con i Gufi. Lavori che hanno come punto centrale la ricerca nel dare un senso ai luoghi in cui viviamo. “I luoghi non sono solo uno spazio determinato, definito da coordinate precise. I luoghi sono qualcosa che ha a che fare con la memoria, con le emozioni e con il desiderio. I luoghi sono una trama intessuta di rapporti. I luoghi stanno alla storia vissuta, come lo spazio sta al tempo cronometrato. Perciò, mentre i luoghi si riconoscono – si odiano e si amano –, gli spazi semplicemente si misurano”.

Annunci

Le CATTEDRE AMBULANTI di Cammina con i Gufi

Escursioni collettive ambulanti “sbriciolando” le conoscenze

Dalla metà dell’800 fino al 1930 le “cattedre ambulanti” furono in Italia il più importante mezzo di istruzione agraria rivolta agli agricoltori, grazie all’apporto di tecnici agrari e di docenti universitari. Il loro compito fu decisivo per promuovere il progresso in agricoltura, la meccanizzazione e la diffusione delle nuove pratiche agronomiche. A reggere le cattedre ambulanti, che erano presenti in tutte le regioni, c’era un direttore e due assistenti che organizzavano con continuità incontri, conferenze, visite aziendali, “sbriciolando” le conoscenze, parlando in dialetto, frequentando i mercati, promuovendo una divulgazione con strumenti nuovi e semplici, opuscoli di poche pagine distribuiti gratuitamente.
Da questo virtuoso esempio d’insegnamento ambulante il gruppo Cammina con i Gufi ha preso spunto per promuovere un ciclo di escursioni collettive in compagnia di specialisti in scienze della vita e sociali con i quali camminare e dialogare senza barriere formali.

Le prime due cattedre in programma per l’autunno sono:


1. CATTEDRA AMBULANTE DELLA SALUTE
Domenica 15 ottobre, ore 9.00 / Valle di Sant’Agapito-Campel

La Cattedra ambulante della Salute ha come fine di sensibilizzare i partecipanti al rispetto e alla tutela della salute attraverso il contatto con la natura, con i consigli di medici specialisti. La prima cattedra è dedicata al tema “cuore e benessere”. Durante il cammino sarà possibile dialogare con i medici di prevenzione, diagnosi e trattamento di disturbi cardiologici, sono previste soste divulgative e al termine dell’escursione ci sarà una merenda della salute a base di prodotti locali.

Programma
>In cammino con: dott. Christian Piergentili medico cardiologo, dott.ssa Flavia Campigotto coordinatrice del progetto per le scuole “Corro lontano perché mangio sano” e le Guide del Gufi
>Itinerario: Cesio Maggiore, Pra Montagna, Campel, Marianne, Cesio Maggiore
>Durata (A/R) e dislivello: 4 ore, 550 m
>Difficoltà: facile, in gran parte su strade forestali
>Equipaggiamento: adatto a brevi escursioni (scarponcini, felpa o giacca a vento leggera e zainetto)
>Partenza: ore 9.00 da piazza Mercato a Cesio Maggiore (presentarsi 15 minuti prima della partenza, mappa)


2. CATTEDRA AMBULANTE DELL’INTEGRAZIONE
Sabato 21 ottobre, ore 14.30 / Pullir (Cesio Maggiore)

Le ex colonìe dell’Ospedale di Feltre per decenni hanno caratterizzato il paesaggio urbano, agricolo e la vita sociale della comunità di Pullir. Quasi tutte erano proprietà del Nob. Napoleone Guillermi che, alla sua morte (1899), lasciò in eredità all’Ospedale di Feltre. Le colonìe divennero per l’ospedale una fonte primaria di approvvigionamento dove gli ammalati neuropsichiatrici di Feltre, e dal 1955 quelli del padiglione di Pullir, vi lavoravano sperimentando l’esperienza ergoterapica, cioè del lavoro come mezzo terapeutico e riabilitativo. La Cattedra ambulante dell’Integrazione si propone di far conoscere il sistema delle colonìe a Pullir (dove e quante erano, chi le abitava, come si sono trasformate nel tempo) e il rapporto, passato e presente, tra il luogo (inteso come territorio e persone) e le strutture psichiatriche. Non mancherà l’occasione per chiedere all’ULSS 1 Dolomiti di non smembrare il patrimonio immobiliare nel terriero di Pullir, ma di cercare soluzioni per riconsegnarlo all’ergoterapia di oggi e di ripensare a Pullir come a un laboratorio di idee e progetti, aperti anche al contributo di cooperative e associazioni.

Programma
>In cammino con: dott. Vito Gallio, ex direttore dipartimento per le dipendenze (SERD) e gli abitanti di Pullir
>Itinerario
: abitato di Pullir
>Durata (A/R) e dislivello: 3 ore / 100 m
Difficoltà: facile, in gran lungo le strade rurali del paese
>Equipaggiamento: adatto a brevi escursioni (scarponcini, felpa o giacca a vento leggera e zainetto)
>Partenza: ore 14.30 dinanzi la chiesa di San Lorenzo a Pullir (presentarsi 15 minuti prima della partenza, mappa)


Info generali

Prenotazione obbligatoria: inviare una email, entro la giornata precedente all’escursione, a camminagufi@gmail.com indicando la cattedra scelta e il numero di partecipanti, oppure telefonare al 329 355.6169 (Licia).
Offerta libera: l’incasso sarà devoluto per la manutenzione dei sentieri della Valle di Sant’Agapito.
Al termine dell’escursione ci sarà una merenda a base di prodotti locali. Ad ogni partecipante verrà consegnata la Mappa di Comunità realizzata per l’occasione.


In collaborazione con: l’ULSS 1 Dolomiti, l’Associazione feltrina amici del cuore, Comitato Pullir, Comitato Sant’Agapito e il Comune di Cesiomaggiore.

Il Cammina con i Gufi quest’anno (2017) non ci sarà

Cari amici e care amiche,

il Cammina con i Gufi quest’anno non ci sarà. Dopo 12 anni ininterrotti di escursioni e incontri ci siamo presi una pausa. Ogni tanto fermarsi fa bene, è necessario farlo se si vuole capire e riflettere sul significato delle cose che più amiamo, proprio come questo evento che in tanti anni è stato una continua fucina di idee e proposte, di nuovi sguardi verso le  montagne e dentro di noi. Non ci siamo stancati, anzi abbiamo in cantiere tante idee che condivideremo prima possibile con tutti voi. Continuate a seguirci e se volete lasciate qui un vostro commento o un vostro pensiero.

A presto,

staff Cammina con i Gufi

12 anni di cammina con i Gufi

Incontro per condividere idee e progetti e per discutere delle opportunità della montagna marginale.

“Trasformare le marginalità delle Terre Alte in opportunità. Nuove forme di sviluppo per Cesio Maggiore” è il tema dell’incontro che vedrà confrontarsi Wilmer De Bortoli e Carlo Zanella, candidati sindaco alle prossime elezioni comunali di Cesio Maggiore.
L’incontro, organizzato dal gruppo “Cammina con i Gufi”, si svolgerà lunedì 5 giugno nella sala parrocchiale a Cesio Maggiore alle ore 20,30, e sarà preceduto dall’illustrazione dei nuovi progetti del Cammina con i Gufi.
Da 12 anni il Cammina con i Gufi è fra gli eventi più originali e attesi delle Alpi e nonostante le richieste di partecipazioni superino ogni anno le disponibilità, il gruppo organizzatore ha deciso di sospendere momentaneamente le escursioni notturne per dare vita ad un nuovo evento che verrà presentato in anteprima durante l’incontro di lunedì 5 giugno.
Ridare valore, dignità e riconoscibilità ai luoghi della montagna marginale, dove l’abbandono è maggiormente visibile, sia nei segni del paesaggio naturale che culturale, è il principale obiettivo del Cammina con i Gufi che da evento culturale sta diventando anche una forma di pensiero. L’incontro con i candidati sindaci ha proprio lo scopo di richiamare l’attenzione dei nuovi amministratori sulle opportunità che la montagna marginale può offrire, a patto di sviluppare concreti progetti di rinascita sociale, economica e culturale per le Terre Alte.

A Cesio Maggiore lo zafferano ha già il colore delle Dolomiti

zaffewrano-cesio_02
Sabato 11 febbraio 2017, sala riunioni della Biblioteca comunale di Cesiomaggiore (Belluno)
Tutti lo chiamano “oro rosso” ma io che l’ho incontrato (beh, non casualmente e nemmeno per strada) posso dire che assomiglia di più al colore ambrato, quasi arancione che accende le rocce delle Dolomiti a certe ore del giorno.

Ecco, non sarebbe sbagliato definire lo zafferano “oro del colore delle Dolomiti in una bella serata di estate”. Troppo lungo, troppo difficile. Non è invece difficile che si concretizzi il progetto portato avanti con passione e impegno da Remo Corona, un uomo che sembra uscito (non fosse per l’accento) da un racconto di Jean Giono, e da quelle brave persone che lo seguono con la sua La Pedemontana (l’Associazione, non lo sfregio). Un sano progetto che, da poco tempo e ancora a piccolissimi passi, vuole portare questa spezie per nulla esotica a Žes e dintorni. La serata nella Biblioteca Comunale di Cesiomaggiore è stata la conferma, per entusiasmo, attenzione e partecipazione, che la scelta di “provarci” con lo zafferano sia sentita come possibile da parecchie persone.

Sono diverse le aree alpine che, in una idea ampia di economia montana (agricoltura, allevamento, artigianato, turismo), hanno investito sulla coltivazione dello zafferano: una specie di tam-tam positivo ha portato a sperimentare in Piemonte, Lombardia, Liguria la cura di questi fiori viola ed eleganti.

Coltivare lo zafferano non è difficile (ma non dimentichiamo che, come dice Arlecchino, la terà l’è basa), questi fiori stupendi hanno bisogno di poca terra per i propri bulbi, solo un po’ di attenzione mentre crescono e impegno puntuale nella fase della raccolta che diventa, in ogni zona dove questo spunta, un evento sociale e inclusivo. Non occorre nemmeno essere già ricchi (provate voi ad produrre formaggio partendo da un capitale di poche centinaia di euro se ci riuscite) per avviare la coltivazione ma occorre anche sapere che quando questa, dopo tre/quattro raccolti, sarà a regime non potrà distanziarsi troppo da una classica coltivazione famigliare (beh, magari nei giorni di raccolta, se avete qualche migliaia di fiori, invitate un amico) e, soprattutto, deve essere considerata come una casella di un puzzle economico che è formato anche da altre entrate. Una specie di piccolo secondo stipendio che evita, ad esempio, la pendolarità di entrambi i componenti di una coppia che – ed è il caso della Valle Brembana dove, da quattro anni, è avviata la coltivazione dello zafferano – devono lasciare casa, figli, amici a nervose comparsate nei fine settimana.

Un esempio “tratto da una storia vera”: Elena scende a Bergamo tutti i giorni, lavora in una cooperativa come educatrice, poche ore ma spezzate durante la giornata e quindi partenza quasi all’alba e ritorno a casa con il buio già alle porte, guadagna milleduecento euro al mese che si aggiungono all’appena più solido stipendio del suo compagno Pietro. Due belle bambine alla scuola pubblica. Una casa fortunatamente ereditata dai suoceri di lui che ha anche della terra, non molta e nemmeno bella da vedere dopo gli anni di assoluto abbandono. Partecipano solo per curiosità ai primi incontri del progetto zafferano che la Parrocchia, la Comunità Montana e la mia Associazione hanno imbastito.

A novembre dello scorso anno Elena ha raccolto poco più di 150 grammi di zafferano: è poco, magari il prossimo anno, senza dover spendere altro, solo con i propri bulbi e senza nessuna brutta sorpresa (che in montagna fa parte sempre del gioco) riuscirà ad arrivare a 200/230 grammi ed allora sarà definitivamente convinta di aver fatto la scelta giusta nell’abbandonare il lavoro in città. Si perché ora sta a casa. Non è una rinuncia: ha tempo per le sue figlie che non sono più ad attendere la zia di turno o una improvvisata baby sitter e ha tempo anche per la zia che ormai è anziana, ha venduto la seconda auto che tra assicurazione e meccanico rubava una bella parte del suo stipendio, nell’orto coltiva anche della verdura, poca roba, però buona ed economica e, ora, ha persino tempo per cantare nel coro dell’Oratorio.

L’altra sera, nell’affollata festa (a me è sembrata una festa) diretta dal mitico Teddy Soppelsa, non c’era Elena, o meglio, ce n’erano molte e molti che come lei vogliono un futuro migliore per la propria famiglia e lo vogliono non chiacchierando sui massimi sistemi ma chinandosi all’altezza della terra, anzi, qualche centimetro più su, giusto la misura per raccogliere i primi fiori di zafferano. Zafferano delle Dolomiti. Per ora Bellunesi, poi si vedrà.

Davide Torri, presidente Associazione Gente di Montagna

Zafferano nelle Dolomiti

zafferano-dolomiti_01ZAFFERANO NELLE DOLOMITI. A CHE PUNTO SIAMO?

Sabato 11 febbraio 2017, ore 17.30, presso la sala riunioni della Biblioteca comunale di Cesiomaggiore (Belluno).

L’incontro ha lo scopo di far conoscere le potenzialità di questa preziosa spezia come risorsa per l’economia montana e per fare il punto sul progetto di creazione di un gruppo di coltivatori dello zafferano nelle Dolomiti. Il progetto “Zafferano nelle Dolomiti” ha come obiettivo di ri-abitare la montagna in modo diverso, stimolando un ritorno al territorio e alle sue forme di sussistenza.

Partecipano:
Davide Torri (presidente dell’associazione bergamasca Gente di Montagna, esperto di azioni di rilancio delle piccole economie locali)
Remo Corona (presidente associazione La Pedemontana e promotore della coltivazione zafferano nelle Dolomiti)
Michele Balen (Sindaco di Cesiomaggiore)

Coordina:
Teddy Soppelsa (portavoce gruppo “Cammina con i Gufi”)

Staff Cammina con i Gufi